Nel gennaio 2026 lo Utah ha autorizzato un sistema di intelligenza artificiale a rinnovare in autonomia le ricette relative a un elenco di circa 190 farmaci di mantenimento per terapie croniche. Secondo i dati diffusi dall’azienda che gestisce il sistema, su un campione di 500 casi di test il tasso di corrispondenza con le decisioni dei medici certificati è stato del 99,2 per cento. Non si tratta di nuove diagnosi né di nuove prescrizioni, la piattaforma rinnova solo terapie già avviate ed esclude i farmaci controllati e le formulazioni iniettabili. Ma il segnale resta netto, una macchina firma atti che fino a ieri richiedevano un professionista in carne e ossa.
È da episodi come questo che parte L’Era degli Agenti AI. Dalle Chat ai Proactor, la Rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale, il nuovo libro di Sergio Bellucci pubblicato da ERF Edizioni nella collana Algoritmi di Pace. Il volume prosegue il percorso avviato con AI. Un viaggio nel cuore della tecnologia del futuro (ERF, 2024) e con AI-Work. La digitalizzazione del lavoro (Jaca Book, 2021, seconda edizione 2025), spostando l’attenzione da ciò che l’intelligenza artificiale generativa sa dire a ciò che, sempre più spesso, fa da sola.
La tesi del libro è che l’intelligenza artificiale stia attraversando tre stadi distinti. Le chat, i sistemi che rispondono solo quando interrogati. Gli agenti, capaci di pianificare ed eseguire compiti in autonomia, fino a prendere il controllo operativo di applicazioni e dispositivi. E i Proactor, un livello ulteriore che l’autore descrive così.
Non si tratta dell’ennesimo assistente digitale, ma dell’incarnazione di una nuova frontiera, un’entità che non si limita a rispondere, ma che anticipa, prevede e agisce.
Un Proactor, nella definizione di Bellucci, si inserisce per esempio in una riunione su Zoom o Meet e trasforma da solo la conversazione in azioni concrete, apre un ticket, scrive la bozza di un’email, senza che nessuno gliel’abbia chiesto esplicitamente. È il salto che il libro colloca oltre l’agentic AI di cui parlano oggi Google, OpenAI e Anthropic, su una traiettoria che una previsione di Gartner colloca a una scadenza precisa, entro il 2028 almeno il 15 per cento delle decisioni quotidiane di lavoro sarà preso in autonomia da sistemi di intelligenza artificiale agentica, contro lo zero per cento del 2024.
Il libro, articolato in tre parti più un glossario tecnico, non si ferma alla definizione. La prima parte inquadra il fenomeno anche sul piano teorico, con un capitolo dedicato al concetto di Digitalismo, già introdotto da Bellucci in AI-Work, secondo cui il fattore produttivo primario dell’economia contemporanea non è più il lavoro vivo né il capitale fisico, ma il capitale conoscitivo, l’insieme di dati, algoritmi e modelli che agiscono ormai come motori autonomi di valore. La seconda parte percorre dieci ambiti d’uso degli agenti personali, dalla produttività alla salute, dalla finanza personale alla creatività. La terza parte lascia il piano teorico per quello operativo, con una guida pratica a strumenti come la piattaforma di automazione a codice aperto n8n e Claude Cowork di Anthropic.
Non manca, nel libro, un tratto di onestà intellettuale che vale la pena segnalare a chi lo leggerà. Quando descrive una startup chiamata Proactor AI, registrata secondo l’autore nel Wyoming, Bellucci ammette che le informazioni disponibili sul team fondatore sono scarne, quasi volutamente riservate, e ne fa un’osservazione sul rischio opposto e speculare a quello dell’automazione, l’opacità di chi progetta questi sistemi.
Il volume chiude con una citazione di Alvin Toffler, richiamata prima della sezione pratica finale.
Gli analfabeti del ventunesimo secolo non saranno quelli che non sanno leggere e scrivere, ma quelli che non sanno imparare, disimparare e reimparare.
È la chiave con cui Bellucci invita a leggere l’intero percorso, non come un manuale di strumenti destinato a invecchiare in fretta, ma come un esercizio di comprensione di una trasformazione che, tra un Proactor che scrive email al posto nostro e un algoritmo che rinnova una ricetta, è già cominciata.
Sergio Bellucci è direttore accademico della sede italiana dell’Università per la Pace delle Nazioni Unite, dove segue gli impatti dell’intelligenza artificiale sulla società, ed è membro dell’Associazione Mondiale della Noonomia e dell’Advisory Board di “No Limits to Hope” del Club di Roma.
Del libro ha scritto anche Co-Municare.it.
Che cos’è un Proactor?
Un’entità di intelligenza artificiale che non si limita a rispondere, ma anticipa, prevede e agisce in autonomia, per esempio trasformando da sola una riunione in azioni concrete.
Quali sono i tre stadi individuati dal libro?
Le chat, che rispondono solo se interrogate, gli agenti, che pianificano ed eseguono compiti in autonomia, e i Proactor, che agiscono senza una richiesta esplicita.
Con quali libri precedenti dialoga?
AI. Un viaggio nel cuore della tecnologia del futuro (ERF, 2024) e AI-Work. La digitalizzazione del lavoro (Jaca Book, 2021, seconda edizione 2025).
Concetto recente, senza articoli nell’archivio storico. La genealogia si avvierà con i contenuti nuovi.
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