Potrei tirarmi indietro? E tu, potresti farlo? Forse si. Abbiamo sempre la possibilità di scegliere e in effetti lo facciamo spesso, tutti i giorni, ogni volta che ci lasciamo andare alle ovvietà di vite che altri hanno già predisposto nei minimi dettagli. Anche nello spazio del dolore, come in una sapiente sceneggiatura, i fatti sembrano susseguirsi in modo studiato per trasmettere al massimo la loro capacità di costruzione di un “senso” voluto. Quanta capacità di distoglierci da questa immensa cinghia di trasmissione abbiamo? Quanta millimetrica rottura immettiamo nella nostra esistenza rispetto alle dinamiche previste da questo modello di mercato? Ognuno di noi può giudicare per se stesso, dentro il proprio cuore, ma senza infingimenti. Già questo sarebbe un passo di consapevole presa di coscienza: sforzarsi di comprendere il senso della propria vita all’interno dei mille rivoli delle esistenze pre-obbligate.
Ma ci sono volte in cui possiamo smarcare la strada, indicarne un esito non scontato. In queste ore, tutti noi siamo sospinti verso il dolore. Le morti che si avvicinano al nostro giardino – che abbiamo pensato fosse incontaminato e incontaminabile, privo di responsabilità e innocuo, pulito perché la sporcizia prodotta era stata depositata fuori dai suoi confini nelle mille discariche del mondo che prima avevamo depredato per garantirci il consumo dei beni che danno la certezza della vita giusta da vivere – i morti opprimono l’animo e producono lo smarrimento obbligatorio, quello del talk show serale degli indignati permanenti e degli invitati onniscenti. O degli onniscenti permanenti che ci dicono la loro su tutto (e tutti!). Eppure… Eppure qualcosa non quadra, qualcosa si muove da sola alla ricerca di uno spazio, di una chance per poter dire, guarda bene, comprendi con il cuore…
Si. Ho dentro un senso di inganno che lascia un retrogusto amaro, come quello dopo una notte di sbronza. Non riesco a digerire la dose quotidiana di massicce dirette da luoghi confezionati alla bisogna, con intervistati che assomigliano sempre più ai personaggi in cerca d’autore di pirandelliana memoria. Mai un ragionamento che applichi il principio della “causa&effetto”, che provi a comprendere non per giustificare o appoggiare, ma per dipanare e correggere errori e impedire altri orrori. La punteggiatura con cui iniziano i fatti narrati sempre falsata e strumentale, costruita e scelta non per comprendere ma per “prendere”, depredare le coscienze esposte al flusso mediatico. Vera e propria ricostruzione della realtà ad uso e consumo dell’obiettivo che si vuole raggiungere. Non dico che sarebbe necessario rincorrere la verità (ben lungi da poter essere raggiunta, essendo più un filo d’orizzonte che un vero e proprio luogo), ma almeno qualche elemento di oggettività riscontrabile.
Poi, fuggendo da questa immane mole di dati “giustificati” e “squadrati” – dai quali vorrebbero farci uscire inquadrati e indirizzati – provo a riversare la mia attenzione sulle cose di medio periodo, un metodo che ho sempre adoperato per comprendere il senso di ciò che mi accade davanti agli occhi nell’istante. E qui inciampo nelle cose che mi preme dire.
Ho appena sentito in Tv delle interviste di un sedicente comitato per l’astensione al referendum del 17 Aprile (a proposito ma a che titolo interviene un non meglio identificato “comitato per l’astensione”? Ma in altre vicende referendarie non era stata negata questa opportunità? Perché questa volta si va oltre gli schieramenti del SI e del NO codificati dalla legge sulla par condicio? Cosa fanno i nostri nella commissione di vigilanza? Perché non alzano la voce?) . Il giovin fanciullo rassicura che il 17 Aprile possiamo andare tranquillamente al mare (sic!) perché “le trivelle son sicure”. Distolgo l’attenzione come un gesto di salvezza dell’anima, pensando a quanta ipocrisia strumentale si celi in poche lettere e incappo in due notizie in rete che fanno il paio con le informazioni allarmate dei giorni scorsi. Così provo a ricapitolare qualcosa e a ragionare, a comprendere il “medio periodo” (nel lungo periodo sappiamo che siamo tutti morti…).
Non sono un esperto del clima ma solo un lettore curioso che cerca di comprendere il mondo sul quale cammina. Ma questo dato non preoccupa nessuno? Abbiamo visto convocare una riunione dei capi di stato? Un consiglio europeo? Una commissione europea? Quelle strutture sempre pronte a convocarsi d’urgenza per tagliare un sussidio, ridurre il welfare, prendere decisioni urgenti sulla moneta. Ci ricordiamo che il consiglio di aumentare la temperatura media mondiale di più di 2 gradi non è una scelta autonoma dell’umano, ma un obbligo dettato dalla natura per tentare di mantenere gli effetti del surriscaldamento globale all’interno di una ipotetica capacità della terra di trovare un punto di equilibrio?
I 2 gradi di innalzamento della temperatura media non sono equivalenti ad altri valori per i quali ci si impegna in maniera incessante come ad esempio il 3% per i deficit dei bilanci statali. Da quest’ultimo valore – tutto umano e assolutamente arbitrario – dipende la “temporanea” conservazione di vantaggi economici interni ai paesi “avanzati” per un ristretto nucleo di individui (il famoso 1%) e, all’esterno, l’esistenza di territori che possono ancora garantire alcune condizioni di redistribuzione sociale che nel mondo sono viste come “ricchezza e privilegio” da sterminate masse di popolazioni allo stremo. Dal primo valore, però, dipende semplicemente la sopravvivenza della vita come la conosciamo su questo pianeta. Mi piacerebbe vedere i nostri funzionari di Bruxelles correre a destra e manca per le capitali europee per controllare il rispetto del vincolo di emissioni di carbonio con interventi diretti per impedire di superare una soglia che dovrebbe essere percepita come insuperabile al di sopra di tutto e di tutti. Imporre blocchi del traffico o delle produzione inquinanti per provare a garantire la sopravvivenza del pianeta e non quelli dei bilanci, spesso truccati, delle banche.
Ovviamente lo studio si incastra perfettamente nel quadro delle tendenze che stiamo vivendo e analizza dati che difficilmente possono essere semplicemente accantonati. Dice nulla a chi deve e può prendere decisioni? Possibile che tutti facciano finta di nulla e che tutti continuino a parlare di come far “riprendere” i consumi e aumentare lo sviluppo? Possibile che la sinistra di cui ci sarebbe bisogno non sappia vedere come nella trasformazione necessaria e auspicabile c’è un cambiamento epocale di ciò che produciamo, di come lo facciamo, di come lo consumiamo, ripariamo, riusiamo, ricicliamo? Ma non come scenario futuro: come obbligo del presente.
Torno alla mia mia tastiera, stavolta per scrivere questo post. So che non servirà molto. Che anche la mia vita, dentro questo schema folle e incoerente, contribuisce, per la mia parte, alla progressiva distruzione degli equilibri del pianeta. Non mi sento sollevato dal semplice tentativo di alzare lo sguardo e non soffermarmi alle notizie del giorno e ai Salvini di turno. Non basta più leggere cose “diverse e intelligenti” e non riuscire ad incarnare fino in fondo nuovi schemi. Ma non basta neanche isolarsi dal mondo per fare scelte elitarie che quietano solo la nostra coscienza. Serve la capacità di cambiare questo mondo, di dargli una finalità diversa, una modalità altra di vita e un orizzonte diversi. Per questo servirebbe una politica che abbia il coraggio sia della verità sia del cambiamento reale. Ne saremo capaci?
Non ho risposte certe, ma anche per questo il 17 Aprile andrò a votare e voterò SI!
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