Un programma condiviso

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Che il 2013 sia l’anno zero della politica italiana ormai è fuori da ogni dubbio. Il tema di ciò che sia necessario per uscire dall’impasse nel quale siamo sprofondati arrovella molte persone che hanno speso una vita nelle battaglie politiche della sinistra e angoscia una parte crescente delle giovani generazioni che si vedono negata ogni prospettiva di vita futura.

Senza un progetto politico la società muore.

Ripartire non può essere, però, un semplice atto di volontarismo. A mio avviso una nuova partenza necessita di 3 condizioni fondamentali: Una nuova analisi sulle società contmporanee, un nuovo programma fondamentale, un nuovo modello organizzativo e decisionale.

Una nuova analisi delle società contemporanee deve uscire da alcuni limiti che attraversano anche conflitti esistenti e che, talvolta, restano solo sul piano etico. Come ci dice il compagno Ingrao in uno  dei suoi ultimi lavori, Indignarsi non basta. L’indignazione contro le ingiustizie deve essere solo una delle condizioni per metteresi in marcia. La pura indignazione non vede i soggetti concreti che la mettono in moto, gli interessi strutturali, i legami umani e i meccanismi economici sottostanti. Abbiamo bisogno di capire perchè queste societò contemporanee producono diseguagllianze gingantesche e fortissimo consenso. E quando emerge un dissenso, spesso, è rivolto alla semplice esclusione al modello di vita che la stessa società promette e che viene negata nella concreta vita materiale. Spesso è assente proprio l’alterità, l’idea altra di una vita organizzata per altri scopi e altre finallità.

Un nuovo programma fondamentale serve perchè oggi, per il tramite della potenza della tecno-scienza. possiamo/dobbiamo immaginare come e cosa sarà il futuro dell’umanità. Sono messe nelle nostre mani decisioni che potrebbero non avere una via di ritorno: Modificare i codici genetici delle piante, degli animali, della stessa specie umana, significa non solo alterare gli equilibri dei cicli vitali, ma riscrivere il destino dell’intero pianeta. Accanto a questo le potenzialità della tecnoscienza potrebbero risolvere alla radice i problemi fondamentali della vita umane e delle specie viventi, consegnarci all’era dell’abbondanza se sapremo ripensare quello di cui c’è realmente bisogno per la felicità umana e del resto della vita terrestre. Il nostro compito è ben maggiore di una semplice redistribuzione delle ricchezze, anche se è attraverso questa che potremmo impostare in maniera totalmente nuova la vita umana. La stessa idea di lavoro, nella società della conoscenza, deve essere totalmente ripensata e con essa la stessa forma della retribuzione e della produzione. Nella società già emergono esempi di nuove modalità di ri-organizzazione della vita che la politica, in genere, scarta o ignora. Occorre, invece, mettere a profitto queste forme e queste sperimentazioni per riprogettare il come potremmo vivere. E’ arrivato il momento in cui le forme di organizzazione alternative della vita siano organizzate nella loro pluralità e diventino, concretamente qui ed ora, pratiche diffuse di massa. Non basta più rivendicare, solamente, condizioni meno pesanti all’interno dello schema dato. Compito della politica, oggi, è produrre la società alternativa che possiamo creare, rivendicato alterità e praticando le idee.

Per fare questa battaglia abbiamo bisogno di una riforma fondamentale della forma della politica. La modalità di oggi è stanzialmente ferma ai modelli pensati e prodotti a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Serve uno slancio di innovazione, prendendo spunto dalle novità introdotte dalle forme di relazione umana emerse con le logiche della rete. La rete non è altro che una struttura abilitante di una necessità umana più alta di condivisione, cooperazione, consapevolezza, anche se il tentativo di utilizzarla da parte delle logiche commerciali ne fa emergere i lati delle potenzialità di controllo, mercificazione, isolamento. Sta ad un progetto politico far emerge ciò che rappresenta un grado di libertà più alto e consegnarlo alle future generazioni.
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Proviamo a scrivere in maniera condivisa il programma politico dell’era digitale .

Vai alla pagina wiki per leggere e contribuire alla scrittura.

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