L’Algor-etica, Il Vaticano e la Transizione

Il momento della firma della carta “Rome Call
for AI Ethics”

A fine febbraio a Roma il Vaticano ha aperto il tavolo di una trattativa sulla futura forma dell’Intelligenza Artificiale tra le punte più alte del nuovo potere digitale mondiale e la sua Pontificia Accademia per la Vita.

Le fasi di Transizione si caratterizzano per l’apertura di
un processo di discontinuità generale. Tutti i punti di riferimento saltano e
quelli nuovi stentano a condensarsi. Tutto si trasforma ed entra in una nuova
fase. Non si possono riassumere processi così complessi attraverso la
descrizione di un semplice elemento descrittivo ma, come tutte le forme
complesse, sono processi articolati, interdipendenti, multiformi, spesso contraddittori.

Gli assetti del passato mantengono un’inerzia sufficiente
per allungare la propria impronta al nuovo che nasce e, questo, non può non
tenere conto delle radici da cui spunta. Questa regola generale del divenire
non fa eccezione questa volta. I punti di crisi del vecchio sistema si sommano
e si sovrappongono e la vecchia tolda di comando, sembra una sorta di
marionetta che corre a rammendare una pezza logora che si lacera a ogni nuovo
movimento che il processo della Transizione genera. Gli strappi, i veri e
propri squarci aperti nella vecchia struttura economico-sociale in questi
decenni sono sotto gli occhi di tutti quelli che vogliono vedere. Crisi
finanziaria, crisi produttiva, consumo incosciente delle risorse rinnovabili,
limiti delle risorse energetiche, delle materie prime, crisi per la rottura dei
cicli ambientali, emergenze climatiche conseguenti, si incontrano, si sommano,
agli squilibri sociali che si sono prodotti all’interno dei singoli paesi e tra
paesi e paesi, tra intere aree geografiche e altre, tra continenti e altri.

Le fasi di Transizione si caratterizzano, tra l’altro, per
una progressiva gracilità delle istituzioni esistenti. Le forme di produzione
del valore nuove, i rapporti di produzione a loro connessi, le culture sociali
e i gradi di libertà aperti da queste
nuove forme (spesso percepiti come tali solo perché le forme del potere
traslano da una struttura percepita ormai logora perché ancorata al connubio
tra vecchie forme di produzione e le loro vecchie istituzioni), rivendicano
spazi decisionali, forme di delega e di rappresentanza, modalità partecipative
e associative, istituzioni e leggi, completamente nuove. È uno scontro tra
titani. La potenza del vecchio mondo maturo e potente, ma ormai sterile senza
più la “spinta propulsiva”, inizia a percepire il fastidio di un mondo ancora
nascente ma che dalla sua possiede la forza del nuovo che si propone alla
Storia.

Accadde così anche nell’ultima transizione, quella del
passaggio dalle società agricole a quelle industriali. Un intero assetto di
istituzioni, quelle del mondo aristocratico-medioevale, lasciavano il posto
rapidamente alle necessità della classe borghese-capitalistica che si
affacciava a reclamare il comando del nuovo mondo delle merci. Le istituzioni
nuove prendevano, piano piano, la forma delle democrazie liberali
contemporanee, si organizzavano le forme del politico ad esse connesse, con le
rappresentanze delle “parti” portatrici di interessi differenziati nel grande
gioco della produzione industriale, i partiti.

Anche in quel frangente la grande struttura secolare della
Chiesa parve vacillare sotto la pressione di una frattura così profonda,
dell’apertura di una fase di transizione da una formazione economico-sociale ad
un’altra. L’Ottocento rappresentò un terreno gigantesco di confronto e le due
anime, quella conservatrice che sembrava appoggiare la lotta di resistenza
della vecchia forma del potere aristocratico e quella progressista, che aveva
compreso il processo di rottura storico e si predisponeva a riallocare la
Chiesa all’interno della nuova dinamica sociale e politica, si scontrarono a
lungo. Il confronto tra queste due tendenze, sembrò incagliarsi, dal punto di
vista teologico, sul tema rappresentato dalla difesa di un ordine
economico-sociale come salvaguardia del rispetto di un credo fintamente
immobile ab origine. Il rapporto con
una fede che si trasforma in una dottrina ipostatizzata, congelata, ferma nel
tempo e nello spazio e senza relazione con lo stesso divenire umano che
dovrebbe rappresentare il percorso di consapevolezza sviluppato dalla sua
stessa presenza, quella di un messaggio divino che si fa mondo e lo trasforma.
Il confronto si basò, e si basa ancora oggi a ben vedere gli attacchi verso Papa
Francesco, con una traslazione di senso di
un credo, slittamento sul quale non mi
è dato soffermarmi qui, ma anche su una idea-forma di “tradizione” che risulta
essere completamente artificiale e artificiosa, una tradizione “del bel tempo
andato” che può essere applicata ad ogni epoca e ad ogni tempo. Una
impostazione che attraversa le epoche riproponendo lo stesso schema e mutando
costantemente i punti di riferimento e i valori-guida, e che continua ad
allungare la propria ombra nel dibattito culturale e politico di inizio
millennio.

In quella fase la Chiesa schierò, dopo non pochi conflitti interni, le sue carte a favore della nascente borghesia imprenditoriale allentando, progressivamente, la relazione con la vecchia aristocrazia pre-industriale. I conflitti derivanti da tale scelta attraversano ancora oggi un mondo cattolico che non sembra aver risolto definitivamente quella diatriba interna.

Oggi, in pieno riapertura di quella ferita, la Chiesa è
chiamata a governare un nuovo e più accelerato processo di cambiamento. La
società umana è entrata in una nuova Transizione. I vecchi poteri mostrano la
corda e le loro istituzioni (nazionali e sovranazionali) scricchiolano paurosamente.
L’avvento del modo di produzione digitale apre uno scenario inedito che le
vecchie classi al comando sembrano non riuscire ad interpretare e a
indirizzare. Proprio tale incapacità le rende ancor più pericolose. Il salto
GRIAN (Genetica, Robotica, Intelligenza Artificiale, Nanotecnologia) necessita
di una nuova forma del potere e i vecchi stati, le vecchie concentrazioni del
potere, anche quello finanziario, sembrano incapaci di rispondere agli
interessi economici e normativi del potere nascente.

Ed è così, allora, che il Vaticano apre le danze di un nuovo livello di “Trattativa”. Chiama a raccolta le punte del nuovo futuro potere disponibile ad aprire un dialogo e lancia un amo per aprire il confronto con il nascente ordine. Se “la potenza del digitale è un dono di Dio”, come ci ricorda Papa Francesco nel suo discorso ai rappresentanti di IBM e Microsoft (accompagnati da David Sassoli e dalla ministra Pisano), il tema di un documento tra una struttura legata alla Chiesa e i rappresentanti di multinazionali rappresenta un salto quantico. Dai concordati siglati con personalità che hanno fatto la storia, quelli siglati tra la Chiesa e Napoleone, Mussolini, Hitler, Franco, ma anche con Craxi, Walesa e che, è bene ricordare, rappresentavano comunque delle statualità in essere, si passa ad un terreno aperto direttamente con strutture aziendali, anche se le più articolate e “storicamente” consolidate della galassia digitale. Una vera e propria discontinuità storica, ben più profonda di altre di cui questo Papa viene accusato.

Il dato, quindi, va al di là del contenuto della proposta di
una algor-etica per il nuovo millennio. Una etica dell’algoritmo basata su sei
principi: Trasparenza, Inclusione, responsabilità, Imparzialità, Affidabilità,
Sicurezza legata alla Privacy. Al di là dei pilastri delle regole del nuovo
potere che si affaccia, sembra in atto il tentativo di rilanciare una funzione
globale del cattolicesimo per un tempo che va oltre il contingente e getta le
basi per un rapporto diretto con il potere digitale che si va consolidando nel
mondo.

Papa Francesco, pur facendo arrivare un proprio documento ufficiale di buon lavoro, non firma direttamente il protocollo, né impegna direttamente il suo Segretario di Stato, ma delega Mons. Vincenzo Paglia e la Pontificia Accademia per la Vita lanciandola sulla scena digitale globale come un’interlocutrice primaria del nuovo mondo digitale e delle sue regole. Molto di più di quello che hanno fatto tanti stati nazionali e tante istituzioni più o meno globali. Chissà se i contestatori “tradizionalisti” apriranno un nuovo elemento di conflitto con la Chiesa voluta da Papa Francesco.

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