Libra, inizia ufficialmente la Transizione

Molti dei commenti sull’annuncio del
lancio della moneta di Facebook oscillano tra l’inconsapevole ignoranza della
portata storica del gesto di Zuckerberg&C. e l’esaltazione della potenza
tecnologica avanzata dal più social dei potenti del web.

Il tema aperto dalla proposta,
però, non ha nulla a che vedere con la tecnologia. O, meglio, porta la proposta
tecnologica direttamente nella stanza del potere planetario. Chi pensava che
Internet fosse un terreno delle lotte per le libertà civili (diritti di
espressione) o di mera possibilità di comunicazione (marketing, relazione,
scambio informativo), non aveva compreso la “potenza generatrice” del motore
insito al suo interno: l’ubiquità applicativa e performativa del
digitale.

La nuova tecnologia
digitale, infatti, muta alla radice la stessa forma della “tecnica” poiché il
suo terreno di intervento espande il “poter fare” in territori preclusi alle
tecniche e alle tecnologie precedenti. Siamo in presenza, da alcuni decenni, di
una rottura epistemologica, culturale, relazionale, comunicativa, antropologica.
Una rottura che possiamo affermare con ormai certezza, si tratta di una rottura
di “civiltà”. Stephen Hawking affermava negli ultimi anni della sua vita, che
la specie umana era ormai giunta ad un bivio e che in pochi decenni avrebbe
dato vita ad una specie dominante nuova, forse ibridata, forse direttamente
oltre la catena evolutiva basata sul carbonio.

Ovviamente questi orizzonti sembrano “oltre” la politica, sembrano destinati alle pagine culturali o di scienza e tecnologia. Roba da “Nerd”, insomma. La politica si occuperebbe, invece, dei mini-bot o del debito pubblico, dei condoni o della tassazione, dei respingimenti o dell’accoglienza. E invece…

Invece, un giorno
arriva una notizia e il pianeta intero slitta da un’era ad un’altra. Interi
assetti considerati immutabili e intoccabili, poteri planetari che basavano il
loro potere centenario sulle forme statuali delle borghesie nazionali, sulle
piccole banche centrali a presidio di monete, i cui i vincoli di espatrio e
circolazione erano regolate da convenzioni, circuitazioni chiuse e garantite da
patti di ferro tra banche centrali, banche locali, istituti finanziari,
operatori delle monete, delle azioni e dei derivati, si sciolgono come i ghiacciai
artici e le maleodoranti tundre siberiane. Quelle in cui il permafrost che
sembrava eterno, sotto la pressione della anidride carbonica rilasciata dalle
nostre auto incolonnate sulle autostrade delle vacanze o delle ciminiere che
devono produrre le plastiche di uso quotidiano da ammassare nelle discariche
cittadine, lascia il posto alla decomposizione di animali e vegetazione congelati
da millenni in un solo istante da un disastro planetario di cui nessuno vuole
recuperare la memoria.

Esistono giorni e anni
che rimangono nella memoria della storia umana come a simboleggiare una fase di
passaggio storica. Molto spesso, chi vive quelle giornate non si accorge di attraversare
giornate e mesi che resteranno impressi nella memoria di generazioni. In un
qualsiasi giorno del 1789, chi aveva il problema di riempire con qualcosa il
suo stomaco e quello dei suoi figli, continuò a doversi rabbattere con la
quotidianità schiacciante della propria condizione. Ma la storia (e la
politica) stavano cambiando sotto i suoi piedi. Allora le difficoltà a
comprendere il significato di ciò che stava accadendo poggiava sull’ignoranza e
l’inconsapevolezza di massa. L’analfabetismo era elemento prevalente e le
pulsioni si scatenavano in rivolte spesso cieche e repressioni sempre
devastanti.

Oggi, dopo due secoli e
più di democrazia, di scuola di massa, di presenza (almeno per un centinaio di
anni) di organizzazioni politiche che svolsero una socializzazione della
comprensione delle forme dei poteri, dovremmo avere una consapevolezza maggiore
dei nostri antenati. Purtroppo, proprio come sosteneva Marx, una “Era ha
difficoltà a comprendere se stessa” e la politica sembra essersi fermata a
pensare al mondo come era diversi decenni fa.

Il 2020 sarà un anno
che segnerà un passaggio che rimarrà nella storia. L’annuncio dell’arrivo della
“killer application” della blockchain finanziaria, la moneta Libra promossa da
Facebook, ma costruita da una potenza planetaria difficilmente abbordabile dalle
piccole dimensioni politiche nazionali, si sommerà all’inizio della diffusione
di massa della prima fase robotica nella vita quotidiana e ai primi impatti,
ubiqui e paralleli, nella sfera produttiva e lavorativa. La potenza del digitale
viene definita dagli stessi attori come “Rivoluzionaria”, anzi come “disruption”.
Una scarica disruptiva è una scarica elettrica che si produce quando la differenza
di potenziale tra due conduttori genera un campo elettrico così elevato da
vincere la rigidità dielettrica del mezzo interposto. In altre parole, la
potenza dei fattori in campo, rompe gli argini costruiti e pensati, generando
una rottura sistemica.

Ora non è il caso di elencare tecnicamente cosa significa blockchain, cosa significa la possibilità di fare a meno di un conto correte bancario, di portare alle estreme conseguenze la mobilità del denaro senza confini e per transazioni che riguarderanno, almeno nella primissima fase e in termini numerici di individui, più il mondo di Yunus che quello della alta finanza londinese. Ma sarà proprio quella enorme massa di individui che muoveranno i primi passi nella sfera dell’economia digitale a costituire un salto “disruption” nella sfera del fare e che inghiottiranno rapidamente il vecchio mondo finanziario. Nel giro di pochissimo tempo non saranno più le vecchie monete nazionali gli asset di garanzia del valore della Libra, ma viceversa sarà la Libra ad essere l’asset di garanzia delle piccole monete locali, Dollaro ed Euro compreso.

Anzi. Da un punto di
vista strategico, se fossimo uno storico del 2200, potremmo definire questo
come l’ultimo tentativo (riuscito o meno per allora lo sapremo) della civiltà
occidentale di imporre una propria moneta di dominio commerciale sul pianeta, durante
la crisi del Dollaro americano e gli spasmi dell’Euro.

Le Transizioni da una
formazione economico-sociale ad un’altra, non risparmiano gli attori del
vecchio potere. Singolarmente, molti, possono riciclarsi come nuovi
protagonisti della fase nascente, a patto di rinnegare le vecchie forme ed
essere sponsor del nuovo che avanza. Giuseppe Tommasi di Lampedusa descrisse i
tentativi di quel passaggio che caratterizzò la Transizione dalla società
agricola e latifondista a quella industriale e borghese. Non è storicamente
significativo se qualche individuo salta da una fase ad un’altra restando a
galla. Sono le rotture dei sistemi di potere che cambiano i gradi di libertà e
fanno la “Storia”.

Le nuove forme di
estrazione del valore dell’economia immateriale hanno surclassato i giganti
dell’economia materiale e sono saldamente approdate ai vertici delle
classifiche delle valutazioni borsistiche. Singole aziende posseggono maggiore
liquidità della stragrande maggioranza dei paesi esistenti e singole decisioni
di consigli di amministrazione cambiano gli stili di vita e forme della
quotidianità di miliardi di individui più di quanto possano fare religioni,
movimenti politici o governi. Oggi tutto questo approda sul piano della
finanza.

Molte forze politiche,
anche molte di origine operaia, sono da tempo approdate alle sponde della cosiddetta
società liberale, quella rappresentata, teoricamente, dalla tripartizione dei
poteri che, prima della Rivoluzione Francese, erano sostanzialmente in mano al
monarca di turno. Peccato che, acciecati dall’ideologia vincente, quella del
mercato che aveva prodotto quella rottura, non posero mai il tema della
costituzionalizzazione del vero potere che muoveva la società borghese e che,
la borghesia finanziaria, voleva fuori dalle possibilità di intervento della
democrazia. Infatti, ancora oggi si invoca l’autonomia del sistema delle monete
e della finanza dalle “intrusioni” delle decisioni collettive. La democrazia si
fermò sui cancelli delle fabbriche, ma non si azzardò neanche un momento a
invocare la propria sovranità sulla moneta.

Oggi le nuove forme di
estrazione del valore, le grandi aziende planetarie del digitale, rivendicano
il diritto a battere la moneta mondiale e a costituire l’abbozzo della nuova
statualità post-nazionale e post-democratico-borghese. La crisi aperta nel 2008
e non più chiusa segnala che all’indietro non c’è salvezza e solo nelle nuove
forme e capacità di conflitto è possibile aprire la strada a nuove forme di
auto-determinazione dell’individuo e della società.  

La sinistra, deve
comprendere che è oltre gli schemi della fase industriale che si comprende il
processo storico e si possono interpretarne i soggetti sociali, le forme dei
poteri e degli sfruttamenti, costruendo le forme di lotta in grado di
restituire il senso di un orizzonte, individuale e collettivo, che è anche il terreno
per il miglioramento della vita qui ed ora. Ma, purtroppo, non se ne vedono i
segni.

View one comment on “Libra, inizia ufficialmente la Transizione

  1. mi sembra un ottimo articolo …
    mi pare che sviluppi in parte ciò che più di 15 anni fa Alain Joxe aveva intuito a proposito degli intrecci fra “rivoluzione tecnologica, rivoluzione finanziaria e rivoluzione militare-poliziesca (cioè politica nel senso di esasperazione dell’asimmetria di potere) … (vedi qui http://www.oapen.org/search?identifier=391032 e prima “L’impero del caos”, Sansoni, 2003)
    ma qua Bellucci non affronta questi intrecci … cosa ne pensi?
    ciao turi palidda
    palidda@unige.it

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.