La Transizione Possibile -5

Il primo salto tecnologico

Ci sono molte analisi sulle caratteristiche della rottura, della “biforcazione catastrofica” che ha sconvolto gli equilibri delle nostre società. Proviamo ad elencare alcuni dei fattori di cambiamento strategico che ha portato alla improvvisa impennata che abbiamo visto nel post precedente.

Dobbiamo ricordare che per biforcazione catastrofica si intende un cambiamento strutturale della forma precedente. Insomma, un cambiamento di fase deciso e definitivo che tende a mutare tutti gli “equilibri”, anche se dinamici, che caratterizzavano la forma del sistema precedente. Che l’umanità abbia alle sue spalle una biforcazione catastrofica è fuor di dubbio e nessun onesto analista potrebbe contestarlo. Il punto è che le persone percepiscono, invece, una sorta di “continuità lineare” dei processi e pensano/sentono/percepiscono la loro vita in totale “continuità con il passato”. Nulla di più falso, nulla di più fuorviante. Se non si capisce la “qualità” della rottura che abbiamo vissuto, non possiamo comprendere le dinamiche che si stanno producendo e le attese, le speranze che caratterizzano una umanità alle prese con un cambiamento così strutturale.

Il primo fattore fu l’invenzione della tecnologia del vapore. L’invenzione della macchina a vapore, infatti, consentì di avere a disposizione una qualità e una quantità nuova di energia per poter iniziare a far funzionare delle macchine. Prima di allora, infatti, i processi di automazione potevano essere allocati solo nei pressi dei corsi d’acqua e, sia in termini di potenza a disposizione, sia in termini di sfruttamento della fonte, i limiti della possibilità di utilizzare energia per la produzione era fortemente penalizzante.
L’invenzione della macchina a vapore consentì la dislocazione nei territori di una numero molto grande di impianti di produzione. L’aumento del numero delle fabbriche aumentò non solo la capacità produttiva del sistema ma anche la sperimentazione di nuovi apparati, lo sviluppo di nuove tecnologie, la moltiplicazione della logica di processo produttivo legato all’industrializzazione. Iniziava ad espandersi l’idea che le cose potessero essere prodotte non artigianalmente, ma attraverso macchine contenute all’interno di edifici dedicati e fortemente specializzati per tale lavori.
L’invenzione della macchina a vapore consente, inoltre, di espandere il lavoro inteso come “lavoro salariato”, cioè un lavoro per produrre una sola cosa (o un elemento di una cosa) attraverso il quale essere remunerati con un salario attraverso il quale soddisfare “tutti” i bisogni necessari alla sopravvivenza. Non era così prima. Il lavoro era fatto di un mix di impegni, di cui solo una parte di esso (e non sempre) veniva remunerato e, spesso, non in termini orari. Il soddisfacimento dei bisogni della vita era soddisfatto attraverso tale mix di cui solo una parte era soddisfatto dalla capacità di spesa. La vita non era totalmente né mercificata, né salariata.
La macchina a vapore consentì l’inizio della fase della industrializzazione e un cambiamento strutturale della forma della società. Una trasformazione enorme di cui spesso si dimenticano le radici “tecnologiche” legate alla tecnologia del vapore.

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