Ombre di Luce

Ombre di luce. È questa l’innovazione dell’era dell’elettronica. È una nuova dimensione quella che oscura la realtà contemporanea. Si insinua tra le percezioni di senso dell’individuo e la realtà. Non ha l’ambizione di nasconderla. Non propone il buio. È come la Deết egizia, la regione delle ombre percorsa dal Sole durante la notte, oscura agli occhi mortali durante il giorno e illuminata ma invisibile durante le tenebre. Lascia filtrare, oscurando il resto, tutto quello che può re-interpretare, fornendogli un senso nuovo e una possibilità di consumarlo. Regala occhiali speciali atti ad osservare il mondo e che illudono l’individuo promettendo e regalando nuove fantastiche proprietà di visioni. Peyota elettronici dell’era contemporanea alterano la quotidianità moderna attraverso riti individuali e collettivi. Dipendenze elettroniche attraversano le vene dell’uomo catodico, mescolando i loro impulsi con quelli delle linfe vitali. Una dose di contatto con la realtà catodica e improvvisamente ci illudiamo di essere più informati, più vicini alla realtà, più liberi. Poche ore di disconnessione e un fastidioso senso di smarrimento, di perdita degli eventi, comincia ad impossessarsi di noi. Astinenze elettroniche spingono a riconnettere il proprio apparato dei sensi e ad assumere una dose di interpretazione della realtà.

La luce del tubo catodico è la nuova ombra che si staglia sulla realtà della vita. Giochi di chiaro e scuro penetrano nelle strutture cognitive dei corpi sociali e ridisegnano l’abitare nel mondo. È qui che la nuova realtà propone un salto. Non basta la frapposizione tra individuo e la realtà, quando si può produrre una realtà nuova, ove il dolore sia espulso, la morte sconosciuta, la vita senza sonno. È possibile un universo parallelo, fatto di scambi comunicativi plurisensoriali nel quale gettarsi a vivere. Ecco allora l’Avatar, la proiezione nella sfera informativa della nostra vita reale. La discesa del nostro essere nella nebulosa vorticante del flusso di elettroni di cui è costituita la rete. A differenza delle dieci incarnazioni di Vishnu – la personificazione del Sole nell’epoca vedica – le nostre proiezioni sono tante quante le aziende che comprano le nostre informazioni. Il nostro simbionte elettronico si aggira nella rete di informazioni senza un’immagine unitaria, costruita ad hoc per le necessità di natura commerciale. Ma gli Avatar moderni, a differenza di quelli della tradizione orientale, sono prodotti sofisticati (nel senso di alterati!). Qualcuno potrebbe illudersi di fuggire da questa nuova condizione e invece No. Non avete il computer? Non vi collegate ad Internet? Credete di sfuggire dalla produzione del vostro Avatar elettronico soltanto per queste piccole inezie? Sbagliate accecati dall’inconsapevolezza! Il vostro Avatar circola da anni nella rete, vi rappresenta, parla di voi molto di più di quanto lontanamente possiate immaginare. È composto di tutte quelle informazioni che non pensate neanche di lasciare in giro per la rete informativa. Un bollettino postale, una carta di credito, lo stipendio accreditato, la rata della macchina, l’iscrizione all’INPS, la bolletta del telefonino, dell’acqua, della luce del gas, la tessera sconto del supermercato, l’iscrizione al club, per parlare soltanto di alcune delle informazioni che ufficialmente lasciate a disposizione, ma alle quali vanno aggiunte le immagini della vostra targa che passa ad un varco elettronico, del vostro viso davanti ad una telecamera cittadina, delle intercettazioni telefoniche, della conservazione dei vostri sms per anni in un archivio, del profilo delle chiamate che vengono dal vostro telefono. Questo è il personale avatar elettronico, la rappresentazione reale della vostra vita per la collettività umana. Le informazioni sulla vostra vita che, pagate a peso d’oro dalle società, si aggirano, come la vostra ombra, in transazioni internazionali sugli andamenti economici, sui consumi, sulle costruzioni di modelli di vita. È quest’andamento, falsamente erratico, senza un approdo e in perenne ricontrattazione, che rappresenta molto più della vostra vita reale per la società contemporanea. Il nostro doppio, moltiplicato in miriadi di banche dati, con mille sfaccettature diverse, tende ad essere ricomposto per assomigliarvi il più possibile, per essere tanto reale quanto noi non potremmo mai essere. Siamo noi che rincorriamo il nostro avatar? È lui a condizionare e anticipare i nostri passi facendoci rincorrere la nostra immagine informativa? Oppure è lui che arranca instancabilmente tentando di eguagliare la vita? L’Ulisse elettronico si ricongiungerà al suo reale o, smarrito nelle nebbie catodiche, vagherà all’infinito dannato dal dio del virtuale?

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